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30 novembre 2013

Lezioni di volo...






Sentivo che mi leggeva dentro, e io avrei voluto essere più uomo con lei. Avrei voluto essere quell'abbraccio in cui desiderava perdersi. Protetta e libera di lasciarsi andare, perché tanto c'ero io a prendermi cura di lei, a difenderla dal freddo e dal male.”  

F.Volo   





Notte d'inverno


 
Mulinava la neve su tutta la terra,
in ogni dove.
Una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.
 
Come d’estate a sciame i moscerini
volano sulla fiamma,
precipitavano i fiocchi dal cortile
sul riquadro della finestra.
 
La tormenta attaccava al vetro
cerchietti e strali.
Una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.
 
Sul soffitto rischiarato
si stendevano le ombre,
incroci di braccia, incroci di gambe,
incroci della sorte.
 
E due scarpette cadevano
con rumore sul pavimento,
e a lacrime la cera dal lucignolo
gocciolava sull’abito.
 
E tutto scompariva nella foschia nevosa
canuta e bianca.
Una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.
 
Sulla candela un soffio da un angolo
e l’ardore della tentazione
sollevava, quale angelo, due ali
in forma di croce.
La neve mulinò tutto il mese a febbraio,
e senza posa
una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva. 


 BORIS PASTERNAK

25 novembre 2013

Non si smette mai di vivere....


 
PIANISSIMO

 
“Un cieco mi par di essere che va

lungo la sponda di un immenso fiume....”

(Camillo Sbarbaro da “Pianissimo ,II, vv 5,6)

 
“nun warst du in der Zeit, und Zeit ist lang.

Und Zeit geht hin ,und Zeit nimmt zu , und Zeit

ist wie ein Ruckfall einer langen Krankheit.”

 

...sprofondavi nel tempo, senza del tempo

il tempo si dilata  lungo

come una malattia mortale

(Rilke, Fur eine Freundine)

1

Appaio come una lumaca

amena lascio una scia biancastra

di bava sul sagrato su e giù

nel triviale massacro

delle ore snocciolate al pensiero.

 

2

Il pensiero s’insinua lento

quello dei tuoi rimandi ingenui

a Neruda, il ”non mi vengono

le giuste parole per dirtelo”

i vanti dei tuoi mille spasimanti.

 

3

Appaio come una lumaca

che sorseggia lenta le stille

agrodolci della vita, arranca

paca con in dosso la casa

piena dei tuoi respiri. Felicita.

 

4

Non si smette mai di vivere

nell’otium spettro del pomeriggio

mentre colleziono carabattole

quelle tue da adolescente, pianissimo

la lumaca compie il tracciato.

 

5

Ho finito di pensarti e forse d’amarti

lì è ora sola la scia biancastra sul sagrato.
 
 
 
Mario Desiati

21 novembre 2013

Da lontano bisogna vedere....


 
Pensando a tutti gli amici sardi,
Pensando a tutti quelli che hanno perso qualcosa,
Pensando a tutti quelli che sono lontani e che vorrebbero tornare....
 
 

Da lontano bisogna vedere la propria casa
dalla lontananza di non poter tornare,
costretti, la propria casa
nella totale speranza di poter tornare un giorno
oltre i sette mari bisogna andare.
Mentre si va bisogna volgersi a guardare
dall’altro paese, il proprio paese
dallo spazio, la propria terra
allora il ricordo
di cosa staranno facendo i bambini a casa,
sarà il
ricordo di cosa stanno facendo i bambini sulla terra,
la preoccupazione se ci sarà oppure no cibo e acqua in casa,
sarà la preoccupazione del cibo e acqua sulla terra,
sulla terra un affamato
sarà come un affamato nella casa
e tornare verso la terra
come tornare verso casa.
I conti di casa sono tanto in disordine
che a piedi un po’ allontanatomi verso casa, ritorno
come verso la terra.

 Vinor Kumal Shukla
 

12 novembre 2013

Uomini e Donne

 
 
Oggi un’amica mi ha raccontato un episodio sconcertante, rientra nella lista delle frasi più assurde che gli uomini, messi in certe situazioni riescono a dire..
 
Lui: “ sai io con te sto molto bene, tutto quello che abbiamo vissuto sino ad ora è stato bello, ogni esperienza che ho condiviso con te è perché l’ho voluta”.
 
Lei: “mmmh bene, ne sono felice, ma mi sfugge un particolare, perché mi stai lasciando?”
 
Lui: “ Bhe..proprio per questo, ogni bella esperienza costituisce un mattoncino, una base sempre più solida, un rapporto, una relazione insomma!!
 
Lei: “Sì in effetti, quando due persone stanno insieme per circa 5 anni, potremmo dire che trattasi di relazione…”
 
Lui:”Ecco vedi…è per questo che io non voglio più vivere dei momenti con te, seppure bellissimi…perché non sono pronto per una relazione…… ”
 
Lei:” Fantastico!”
 
Lui: “No, ma io voglio che tu faccia parte della mia vita!!” “Solo quando lo desidero io però, con i tempi e modi di cui io ho bisogno…, non perché qualcuno me lo chiede”……………
 
Lei:”………….???!!!.......................”
 
Conclusione:
Poco importa che le relazioni si definiscano tali proprio perché mettono in comunicazione due o più persone…detto questo, la riflessione che ne è scaturita è stata…ma…scusa…per un rapporto di questo tipo di solito si paga…..ed è forse questo il motivo per cui sono esistite, esistono e sempre esisteranno le prostitute. Ecco! Caro uomo egocentrico…rivolgiti a loro….!!  (Nulla ho contro le prostitute..semmai contro gli uomini….)

03 novembre 2013

La valigia - bomba (racconto di Diego)

 
 
Diego (12 anni) quest'estate ha scritto il suo primo racconto e me lo ha regalato....
 
LA VALIGIA BOMBA
Protagonisti:
Jonny e Paolo sono 2 investigatori dell’ENAC che devono indagare sull’esplosione di una valigia e Penny, hostess, si improvvisa investigatrice con loro.

5 aprile 2026

Italia, 30000 Ft

9:35AM

In un’ Italia migliore di quella che è oggi c’è un aereo diretto a Milano Linate, aeroporto molto diverso da quello che noi ora conosciamo, è enorme e ospita voli da ogni parte del mondo e che non ha mai avuto disastri dal lontano 2001 con l’MD-80 della SAS, indagine a cui partecipò Paolo, un neoassunto come prima indagine. Ma torniamo al nostro aereo con a bordo Giovanni, per gli amici Jonny-

"dovrò lavorare con un certo Paolo" lesse su un fascicolo.

Aeroporto Milano Linate

10:00AM

Paolo intanto stava leggendo un giornale mentre sorseggiava una coca da McDonalds attendendo l’arrivo del suo nuovo allievo.

"dovrebbe arrivare a momenti" pensò.

Infatti lo vide, era giovane, sui 20 anni in perfetta uniforme.

"buon giorno…"iniziò Paolo

"Jonny, tu dovresti essere Paolo giusto?"

"si" rispose

Mangiando un trancio di pizza Paolo iniziò a spiegare come funziona, Jonny sarà addetto al controllo bagagli per la maggior parte del tempo ma se succedesse qualcosa dovrà correre a qualsiasi ora del giorno e della notte.

"incomincerai domani" precisò Paolo.

6 aprile 2026

Via Piranesi 44, casa di Jonny

2:00AM

Il nuovo cellulare aziendale di Jonny trillò svegliandolo di soprassalto.

"dovevo pur iniziare oggi" pensò ad alta voce

"sono Paolo, vieni subito in aeroporto, è esploso qualcosa!!!!!!!!!!!!!!" gridò la voce dall’altra parte

Jonny si vestì di corsa e prese un taxi per Linate. Anche a quest’ora di notte c’era molto traffico fra gli arrivi e le partenze nonostante la strada fosse a 5 corsie; se si guardava attentamente si notavano dei vetri rotti nel terminal 1, concorse A e parecchie ambulanze.

Linate

2:30AM

Quando Jonny scese dal taxi incontrò Paolo di fianco a un’ auto della polizia.

"è scoppiata una bomba, ti aspettavo per iniziare gli interrogatori" disse lui

"quanti sono i feriti, ci sono morti?"

"10 feriti ma nessun morto, per ora possiamo interrogare l’unica persona rimasta illesa, una hostess dei check-in di Alitalia, si è riparata sotto il bancone"

"allora andiamo"

I 2 entrarono nel terminal semidistrutto.

"buongiorno…" disse Paolo

"Penny, vi posso aiutare" disse lei

"io sono Jonny e lui Paolo, vorremmo indagare sull’accaduto" disse Jonny stringendo la mano e lasciando trapelare un sorrisetto.

Lei ricambiò, Paolo se ne accorse ma fece finta di niente e disse:

"ci puoi descrivere l’accaduto?"

"si, un passeggero è venuto a fare il check-in e ha portato il bagaglio da mettere nella stiva dimenticandosi a qualche metro da lì il bagaglio a mano, a pratica finita il passeggero ha abbandonato il bagaglio che a distanza di pochi secondi è esploso"

"dove era diretto quell’aereo?" chiese Jonny

"un momento" disse lei consultando il database del suo computer

"andava a Toronto, Canada, Ontario"

"un paradiso fiscale eh… ci sei stata molto utile e rimani raggiungibile"

"ciao" concluse Jonny.

I 2 uscirono e salirono su un’ auto della polizia.

"dobbiamo andare in Canada" disse Jonny

"frena, frena, prima interroghiamo i feriti"

"allora domani alle 11 in ospedale"

L’auto li portò alle rispettive case.

7 aprile 2026

Ospedale san Carlo

11:00AM

I 2 si ritrovarono per fare un interrogatorio a campione e scelsero di interrogare quello della stanza 312 che gli riferì quasi esattamente ciò che aveva detto Penny.

"ora si che dobbiamo andare in Canada" disse Paolo

"si, ma prima vorrei andare da Penny"

"come fai a sapere l’indirizzo?"

"pagine bianche…"

"va bene, allora il 9 all’aeroporto"

9 aprile 2026

Linate

9:00AM

"come è andata?" chiese Paolo

"bene, anzi" rispose Jonny con la tipica aria da innamorato

"hai prenotato tu il volo" parlò nuovamente Jonny

"si"

"quanto di devo?"

"niente, abbiamo tutto gratis e prioritario, siamo considerati forze dell’ordine noi!"

"qual è il volo?"

"AZ 7690, posti fila 5 A e B, imbarco gate A27 terminal 2"

I 2 passarono i controlli e con un’ ora di anticipo si trovarono al gate, alle 11 partirono.

9 aprile 2026 (forse)

Oceano 30000 Ft

"qualcosa da bere, anything to drink?" chiese un’hostess

"una Fanta" disse Jonny

"per me un’acqua naturale" disse Paolo

"come hai intenzione di procedere?" chiese Jonny

"inizieremo chiedendo in giro ee… non è che per caso ti è balenata l’idea di farti fare un identikit?"

"ehm… no"

"va beh, ci penseremo poi"

Si stavano per scegliere un film quando videro Penny

"tu qui!?" chiese stupito Jonny

"si, sono riuscita a farmi spostare…"

Dopo una manciata di minuti a parlare del più e del meno lei disse:

"potrei venire con voi?"

"perché no, uno in più non fa che bene" disse Jonny incoraggiato dall’occhiata d’intesa di Paolo

" in più ci serviva un identikit, anzi se ce lo facessi ora te ne saremmo grati" continuò Paolo.



 

 
9 aprile 2026 (forse)

Toronto int’l airport

11:00AM (ora locale)

I 2 scesero dall’aereo e subito chiesero allo steward addetto allo sbarco se avesse visto la persona dell’identikit.

" io non me lo ricordo, ma posso mostrarvi i filmati delle telecamere di sorveglianza" rispose lui

"ok, grazie"

I 2 si fecero stampare alcune immagini da mostrare anche a Penny poi se ne andarono.

9 aprile 2026

Car rental

11:20AM

Paolo e Jonny incontrarono Penny nel punto prestabilito e le mostrarono le foto.

"è la quarta, ne sono sicura"

"e ora si potrebbe chiedere a quelli del car rental giusto?" disse Jonny

"si" esclamarono gli altri.

Alla fine venne fuori che il ricercato aveva noleggiato un’ auto alla Enterprise da lasciare a international falls, USA al confine col Canada circa 400 miglia a nord di Minneapolis; i nostri investigatori fecero lo stesso.

on the road

11:40AM

Noleggiarono una Ford focus per poi partire da Toronto seguendo la strada più breve per la loro destinazione.

"avete chiesto se quell’auto è già stata restituita?" chiese Paolo

"si, ma manca 1 giorno alla scadenza del suo contratto" rispose Jonny

"allora dobbiamo cercare di arrivare il prima possibile" disse Penny

I 3 cercarono di impiegarci meno tempo possibile ma ogni tanto si fermavano a chiedere a degli albergatori se avessero visto la persona della foto.

16/17 aprile 2026

Internationals falls

11:00PM

"la prima cosa da fare è cercare un hotel, è tardi" disse Penny

"si, e domani mattina iniziamo le ricerche!" rispose Jonny

L’indomani:

"ci abbiamo impiegato una settimana, direi che è un buon tempo; io ora andrei a chiedere se il ricercato ha riconsegnato l’auto" affermò Paolo

"inizia la caccia all’uomo!" esultò Jonny

I 3 andarono alla sede della enterprise a chiedere e la risposta fu che si, l’aveva restituita. Decisero allora di chiedere a tutti se lo avessero visto; la risposta fu che tutti lo avevano visto ma nessuno sapeva dove era.

"siamo punto e a capo" disse Penny

"si, ma qualcosa dobbiamo pur fare" si rassegnò Paolo

"voi dove vi nascondereste?" chiese Jonny

" io in quella casa abbandonata laggiù" disse Penny indicandola

"allora entriamo!" esultarono gli altri

I 3 entrarono e da dentro sembrava abitata, c’erano pezzi di carta e pacchetti di merendine per terra; decisero di aspettare lì.

18 aprile 2026

La casa abbandonata

5:00AM

"è da ieri che aspettiamo" disse Jonny

"aspettate, dei rumori!" sussurrò Paolo

I 3 videro entrare una losca figura.

"è lui!" sussurrò Penny

"fermo!, lei è in arresto!" gridò Paolo

"lasciatemi" gridò l’uomo

Gli investigatori chiamarono il 911 e, in quanto italiano la polizia lo imbarcò su un aereo insieme a Penny, Jonny e Paolo per Milano.

19 aprile 2026

Commissariato di Milano

4:00PM

I tre lasciarono il bombarolo al giudice testimoniando ovviamente contro di lui che, non avendo sostenitori e prove a suo favore, perse la causa.

Epilogo:

Jonny sposò Penny, il bombarolo finì in prigione e Paolo continuò a vivere felicemente per il resto della vita…


Don't let me be misunderstood


Baby mi capisci adesso?
a volte mi sento una piccola pazza
beh non sai che nessun vivente
può essere sempre un angelo?
quando le cose vanno male
sembro essere cattivissima
sono solo un'anima le quali intenzioni
sono buone, oh Signore, per favore
non fare in modo che io sia fraintesa
Baby a volte sono così spensierata
con una gioia che è difficile da
nascondere e sembra che tutto quello
che ho sono preoccupazioni e dopo tu
sei obbligato a vedere l'altra parte di me
se sembro essere nervosa, voglio che
tu sappia che io non avrei mai intenzione
di prendermela con te, la vita ha i suoi
problemi e li devo dividere con gli altri
e questa è una cosa che non vorrei
mai fare perché ti amo.

Nina Simone

31 ottobre 2013

Gli umpa lumpa



Oggi mio figlio mi ha reso felice....
Questa mattina alla sette, appena svegliato, mi ha abbracciato e mi ha detto.........sai tu sei come gli Umpa Lumpa?!!
"Gli Umpa chi! " Dico io.
"Ma sì quelli del film WillyWonka e la fabbrica del cioccolato"
"Oddio! ma in che senso ?"
"No, veramente sei come gli Umpa Lumpa quando sono sulla barca, solo che loro navigano su di un fiume di cioccolato, tu invece mi conduci nel fiume della vita!!"

Ecco...a volte i figli ti riconoscono e capiscono quello che stai facendo...è bellissimo quando accade...

28 ottobre 2013

Teatro in tavola ....


Ognuno ha il proprio destino....



Chissà se sono io l’artefice del mio destino…
Il destino fa parte della vita non puoi decidere se averlo o no….. ognuno ha il suo…
Il destino lo vivi…. semplicemente…., lo respiri, lo annusi, lo porti con te ogni giorno, come un profumo…
Il destino si riconosce, senti che è tuo….in un secondo……
Il destino a volte ti sembra cattivo, come un profumo scadente, ti impregna la pelle, le narici, l’anima, non riesci a liberartene, te lo senti addosso anche quando non c’è…
Altre volte sembra amarti, ti avvolge, ti accarezza, ti stringe a sé e ti scalda il cuore….
Il destino ti passa accanto …ne senti la scia…non sai cosa sia…ma hai l’urgenza di scoprirlo…lo insegui…e cerchi di capirne l’essenza più profonda…e…se davvero è il tuo …tutto appare più semplice…e tutto si compie…
Non avere paura del tuo destino, io ho smesso di averne e finalmente respiro l’aroma dei mandorli in fiore, della terra bagnata, dei delicati fiori di zagara, della notte tiepida dei bianchi gelsomini….
Il mio destino è cambiato quando l’ho guardato negli occhi.
Il mio destino è nel profumo della vita.

26 ottobre 2013

Saluterò di nuovo il sole

 
Saluterò di nuovo il sole,
e il torrente che mi scorreva in petto,
e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri
e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino
che con me hanno percorso le secche stagioni.
Saluterò gli stormi di corvi
che a sera mi portavano in offerta
l’odore dei campi notturni.
Saluterò mia madre, che viveva in uno specchio
e aveva il volto della mia vecchiaia.
E saluterò la terra, il suo desiderio ardente
di ripetermi e riempire di semi verdi
il suo ventre infiammato,
sì, la saluterò
la saluterò di nuovo.
Arrivo, arrivo, arrivo,
con i miei capelli, l’odore che è sotto la terra,
e i miei occhi, l’esperienza densa del buio.
Con gli arbusti che ho strappato ai boschi dietro il muro.
Arrivo, arrivo, arrivo,
e la soglia trabocca d’amore
ed io ad attendere quelli che amano
e la ragazza che è ancora lì,
nella soglia traboccante d’amore, io
la saluterò di nuovo.
Forugh Farrokhzad

25 ottobre 2013

SOTTO FORMALINA......



  
Oggi parlavo con un amico.
Il mio amico non sa di avere un corpo.
Semplicemente lo ignora
Mangia e beve solo perché ciò gli consente un livello minimo di sopravvivenza.
I suoi piaceri sono ridotti al minimo.
Esattamente quali siano ancora non l’ho capito.
Sicuramente stare in silenzio è uno di questi.
Ogni tanto parla e quando parla dice cose invero interessanti.
Sorride poco e piange ancora meno.
Non so come si faccia a stare così.
Per lui è una sicurezza.
I corpi danno troppe emozioni e le emozioni ....si sa..... sono difficili da gestire.
Le emozioni fanno sentire vivi, troppo vivi direbbe lui…e quale sarebbe il senso?
Troppa gioia ma anche troppo dolore, tutto insieme..non si può…
Meglio rimanere così…un po’ indifferenti….scivolare sopra le cose, le persone …la vita…
E sì…la paura di vivere fa brutti scherzi…alla paura ci si affeziona, la paura tiene incatenati alle abitudini.
E’ come un abito stretto, non ci si sta comodi ma lo si indossa ugualmente, per abitudine appunto, perché cambiarlo costa fatica, vuol dire cercare quello giusto per te, andare per negozi, scegliere la stoffa, il colore, il modello nuovo…ma scherziamo!! E quanto tempo mi ci vuole direbbe lui…preferisco così, tenermi questo abito consunto, un po’ logoro, dall’aspetto dimesso, così mi confondo e nessuno mi vede più…IO NON MI VEDO PIU’…IO NON LO VEDO PIU’….
Lui si è messo in un barattolo sotto formalina e sta lì sullo scaffale della vita, prende polvere e diventa ogni giorno più grigio ed anche un po’ beige…come…sbiadito….è come guardare una foto di altri tempi….dai tenui colori…una volta c’era ed ora non c’è più…
Io il mio abito l’ho cambiato, anzi ho più abiti, spesso colorati, ma anche neri e grigi per la verità, ma quando li  indosso, anche uno sopra l’altro, SONO IO, DAVVERO IO…che vive, si muove, canta, mangia, beve, ride, piange, soffre, e tutto ..tutto insieme perché è così che è la vita………
Annelie

24 ottobre 2013

L'adulta - Rainer Maria Rilke


Tutto ciò su lei stava ed era il mondo,
 stava su lei con tutto, pietà e ansia, come alberi
che crescono diritti; tutto immagine,
eppure senza immagini, come arca dell'alleanza,
e solenne, come rivolto a un popolo.

E lei lo sosteneva tutto intero,
ciò che vola, che fugge, che è lontano,
l'immenso, il non appreso ancora, calma
come la portatrice d'acqua regge
la brocca colma. Finché a mezzo il gioco,
trasformando e altro preparando,
insensibile il primo velo bianco
sul volto aperto adagio scivolò,

diafano quasi e per non più levarsi,
e chi sa come a ogni domanda una
sola, vaga risposta replicando:
in te, che un tempo fosti bambina, in te.

22 ottobre 2013

Dobbiamo lavare i nostri occhi

E i colombi sono belli
E nessuno invece alleva avvoltoi.
Non so perché un bocciolo di trifoglio
È considerato più umile di un tulipano rosso.
***
Dobbiamo lavare i nostri occhi
Dobbiamo vedere diversamente le cose
Dobbiamo lavare le parole
Le parole possono essere vento
Le parole possono essere pioggia
Dovremmo chiudere gli ombrelli
Dovremmo camminare sotto la pioggia
Dovremmo portare la nostra mente e i nostri ricordi
Sotto la pioggia, con tutta la gente della città
Dovremmo sentire la pioggia.
***
Sotto la pioggia si possono trovare amici
Si può cercare l’amore
Sotto la pioggia si dovrebbe dormire con una donna
E fare giochi d’amore.
Sotto la pioggia le cose possono essere scritte
le parole possono essere dette
il loto può essere piantato.

Sohrab Sepehri 

13 ottobre 2013

Veder cadere le foglie


 Foglie morte
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno, una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno, non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno, che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno mi sento d'accordo con gli uomini
e con me stesso
veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali dei viali d'ippocastani
.

Nazim Hikmet

Nato a Salonicco nel 1901 - morto a Mosca, 3 giugno 1963. Hikmet è una delle più importanti figure della letteratura turca del Novecento e uno dei primi poeti turchi ad usare i versi liberi. Hikmet è diventato, mentre era ancora vivo, uno dei poeti turchi più conosciuti in Occidente e i suoi scritti sono stati rapidamente tradotti in diverse lingue. Condannato per marxismo fu il solo scrittore d'importanza ad evocare i massacri armeni del 1915 e 1922. Durante la guerra d'indipendenza, si schierò subito con Atatürk (Mustafa Kemal) in Anatolia e lavorò come insegnante a Bolu. Studiò poi sociologia presso l'università di Mosca (1921-1928) e diventò membro del partito comunista turco negli anni venti. Dopo il suo ritorno in Turchia nel 1928, senza visto, Hikmet scrisse articoli, scenari ed altri scritti. Fu condannato alla prigione per il suo ritorno irregolare ma amnistiato nel 1935. Nel 1938, fu condannato a 28 anni e 4 mesi di prigione per le sue attività anti-naziste e anti-franchiste e per essersi opposto alla dittatura di Kemal Ataturk. Grazie all'intervento di una commissione internazionale della quale facevano parte, tra gli altri, Pablo Picasso, Paul Robeson, Jean-Paul Sartre scontò solo 12 anni e nel 1950 venne liberato. Si sposò con Münevver Andaç, una bravissima traduttrice in francese e polacco ma nel 1951, a causa delle costanti pressioni, fu costretto a ritornare a Mosca (Russia) ma la moglie e il figlio non poterono seguirlo ed egli trascorse il suo esilio in tutta Europa, perse la cittadinanza turca e divenne polacco. Nel 1960 si innamorò della giovane Vera Tuljakova e la sposò. Morì il 3 giugno 1963 a causa di una crisi cardiaca mentre si trovava in esilio a Mosca.





12 ottobre 2013

MIRABAI


 
Ho visitato nei miei vagabondaggi
templi e altri luoghi di pellegrinaggio,
ma non ho mai visto
un tempio
più beato del mio corpo.
(Mirabai)

 
Ho innaffiato il rampicante dell’amore
con le lacrime
ed ora è in boccio.
Presto nascerà il frutto
della mia gioia suprema.
 
(Mirabai)
 
(1516-1543)
principessa e mistica indiana
Appartenente all’aristocrazia Rajput della regione di Ajmer, Mirabai sposò giovanissima il principe Bhoj Raj della antica dinastia del Mewar, che morì tre anni dopo senza darle figli. La prassi dei regnanti Rajput prevedeva che le vedove di alto lignaggio seguissero il marito defunto sulla pira, nel rituale della Sati. Mirabai, che rimasta presto orfana di madre  aveva manifestato un intenso amore per il dio Krishna sin dalla più tenera infanzia, si ribellò alla consuetudine, considerandosi nel suo intimo sposa del Dio molto più che del marito morto, e  si dedicò alla frequentazione di mistici, sadhu e guru, attività considerata allora altamente scandalosa per una donna. La storia della sua vita è infatti piena di leggende che ruotano intorno alla sua sfida di partire e peregrinare, alla sua sopravvivenza miracolosa ed ai tentativi della famiglia di perseguitarla ed ucciderla.
Le sue pratiche devozionali di tipo estatico, influenzate dalla appartenenza al movimento Bhakti di parte della sua famiglia di origine, divennero sempre più intense e la sua fama cominciò a diffondersi tra tutti i gruppi sociali e le caste.  Probabilmente fu verso i suoi 30 anni  che Mirabai intraprese la vita errante nei luoghi cari alla memoria di Krishna, le città di Vrindavan e Mathura, dove folle di fedeli si riunivano per ascoltare il suo canto e i suoi poemi. Spese i suoi ultimi giorni a Dwarka, in Gujarat, dove secondo la tradizione Krishna aveva vissuto i suoi ultimi anni. Dice la leggenda che Mirabai terminò la sua vita fondendosi con l’amata divinità racchiusa nel tempio della cittadina. Il suo sari fu rinvenuto avvolto all’idolo e il suo corpo non fu mai trovato.

 

09 ottobre 2013

10 ottobre 1963

 
 
 
Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).

La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.
 

La stima più attendibile è, a tutt'oggi, di 1910 vittime.

Sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l'aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l'aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l'allarme la sera del 9 ottobre per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.
 

Fu aperta un'inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi. 

Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti.

La zona in cui si è verificato l'evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano attraverso la lezione, quanto mai attuale, che da esso si può apprendere.
 
Tra il 09.10.1963 e il 10.10.1963
 
La frana che si staccò alle ore 22.39 dalle pendici settentrionali del monte Toc precipitando nel bacino artificiale sottostante aveva dimensioni gigantesche. Una massa compatta di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti furono trasportati a valle in un attimo, accompagnati da un'enorme boato. Tutta la costa del Toc, larga quasi tre chilometri, costituita da boschi, campi coltivati ed abitazioni, affondò nel bacino sottostante, provocando una gran scossa di terremoto. Il lago sembrò sparire, e al suo posto comparve una enorme nuvola bianca, una massa d'acqua dinamica alta più di 100 metri, contenente massi dal peso di diverse tonnellate. Gli elettrodotti austriaci, in corto-circuito, prima di esser divelti dai tralicci illuminarono a giorno la valle e quindi lasciarono nella più completa oscurità i paesi vicini.

La forza d'urto della massa franata creò due ondate. La prima, a monte, fu spinta ad est verso il centro della vallata del Vajont che in quel punto si allarga. Questo consentì all'onda di abbassare il suo livello e di risparmiare, per pochi metri, l'abitato di Erto. Purtroppo spazzò via le frazioni più basse lungo le rive del lago, quali Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino.

La seconda ondata si riversò verso valle superando lo sbarramento artificiale, innalzandosi sopra di esso fino ad investire, ma senza grosse conseguenze, le case più basse del paese di Casso. Il collegamento viario eseguito sul coronamento della diga venne divelto, così come la palazzina di cemento, a due piani, della centrale di controllo ed il cantiere degli operai. L'ondata, forte di più di 50 milioni di metri cubi, scavalcò la diga precipitando a piombo nella vallata sottostante con una velocità impressionante. La stretta gola del Vajont la compresse ulteriormente, facendole acquisire maggior energia.

Allo sbocco della valle l'onda era alta 70 metri e produsse un vento sempre più intenso, che portava con se, in leggera sospensione, una nuvola nebulizzata di goccioline. Tra un crescendo di rumori e sensazioni che diventavano certezze terribili, le persone si resero conto di ciò che stava per accadere, ma non poterono più scappare. Il greto del Piave fu raschiato dall'onda che si abbatté con inaudita violenza su Longarone. Case, chiese, porticati, alberghi, osterie, monumenti, statue, piazze e strade furono sommerse dall'acqua, che le sradicò fino alle fondamenta. Della stazione ferroviaria non rimasero che lunghi tratti di binari piegati come fuscelli. Quando l'onda perse il suo slancio andandosi ad infrangere contro la montagna, iniziò un lento riflusso verso valle: una azione non meno distruttiva, che scavò in senso opposto alla direzione di spinta.

Altre frazioni del circondario furono distrutte, totalmente o parzialmente: Rivalta, Pirago, Faè e Villanova nel comune di Longarone, Codissago nel comune di Castellavazzo. A Pirago restò miracolosamente in piedi solo il campanile della chiesa; la villa Malcolm venne spazzata via con le sue segherie. Il Piave, diventato una enorme massa d'acqua silenziosa, tornò al suo flusso normale solo dopo una decina di ore.

Alle prime luci dell'alba l'incubo, che aveva ossessionato da parecchi anni la gente del posto, divenne realtà. Gli occhi dei sopravvissuti poterono contemplare quanto l'imprevedibilità della natura, unita alla piccolezza umana, seppe produrre. La perdita di quasi duemila vittime stabilì un nefasto primato nella storia italiana e mondiale........... si era consumata una tragedia tra le più grandi che l'umanità potrà mai ricordare.