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11 giugno 2013

L'UNO


Le persone che si prendono troppo sul serio risultano, di solito, poco serie. I comici invece sono serissimi. E profondissimi, a volte. Platone lo sa e nel Simposio affida il racconto delle origini dell’amore al maestro della commedia, Aristofane, facendogli dire una cosa abbastanza incredibile: che in origine i sessi non erano due ma tre. Maschile, femminile, androgino (maschio e femmina insieme). 

Maschi, femmine e androgini dovevano essere uno spasso: avevano tutto doppio - quattro gambe, quattro mani, due facce - e si muovevano rotolando. A furia di rotolare divennero talmente pieni di sé che diedero la scalata al cielo per cacciarvi gli dei. Zeus riunì d’urgenza il comitato centrale dell’Olimpo. Qualche divinità estremista propose di risolvere il problema alla radice, sterminando la razza umana. Ma Zeus si era affezionato agli uomini (soprattutto alle femmine) e decise di tagliarli in due. Anziché distruggerli, li raddoppiò di numero, rendendoli nel contempo più deboli e infelici. Infatti ogni uomo tagliato in due (e ricucito da Apollo al livello dell’ombelico) si mise in cerca della metà perduta. Sarebbe dunque questo l’amore: non solo la ricerca del piacere, ma il desiderio di ritornare Uno. Un desiderio struggente perché si accompagna alla nostalgia di una completezza smarrita. Che favola splendida, vero? E le favole splendide, accanto al significato letterale, ne hanno uno simbolico: un messaggio in codice non decrittabile dalla ragione, ma dall’intuizione. La verità suprema è indicibile e il primo a dirlo, in Occidente, è stato Platone. Proprio qui, nel Simposio, parlando d’amore senza moralismi. A nessuno sfuggirà che la favola di Aristofane mette poeticamente sullo stesso piano gay, lesbiche ed etero: maschi, femmine e androgini in cerca dell’altra metà di se stessi. Soltanto gli androgini, ricongiungendosi con la metà di sesso opposto, possono procreare. Ma tutti possono partecipare dell’energia unificante dell’amore. 

Rimane irrisolta la questione più cocente: quanti di noi incontrano davvero la propria metà? E anche quei pochi sono soddisfatti, oppure l’Uno verso cui tende l’amore umano è un’utopia? Intravedo il sorriso di Platone: la domanda è mal posta, amico mio. Tu ragioni come se l’Uno, l’intero, fosse la somma di due parti. E se invece fosse qualcosa di diverso, di ulteriore? 
Accipicchia, non ci avevo pensato. Ma per dipanare questa matassa non basta nemmeno Aristofane. Bisognerà aspettare che parli Socrate. 

Massimo Gramellini

Simposio  
di Platone (IV secolo a.C.)  
Discorso di Aristofane  

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